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Apr

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Affare TV

di Lara Farinon

E’ tutto reale… è tutto vero…non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto..

 è semplicemente controllato (The Truman Show)

Michel Desmurget, ricercatore francese specializzato in neuroscienze cognitive presso l’INSERM (Institut National de la Santè et de la Recherche Mèdicale), ha pubblicato il libro TV Lobotomie, la vérité scientifique sur les effets de la télévision (2011), ritenuto importante studio sulla società moderna. Una sintesi e revisione di oltre 4.000 articoli, indagando sul legame tra consumo televisivo, comportamenti e sviluppo cognitivo. Gli studi dimostrano che solo il fatto di avere la tv accesa in una stanza, senza necessariamente guardarla, influenzi lo sviluppo intellettuale, fenomeno ancora più evidente (e preoccupante) con i bambini. La natura non-interattiva della televisione ne è l’aspetto più impattante. Sembra ormai comprovato, infatti, che dopo appena un minuto dalla sua accensione il nostro cervello passi dalle onde beta alle onde alfa. Le prime si hanno quando tutte le funzioni cerebrali sono attive, mentre le seconde corrispondono ad uno stato simile all’ipnosi: spirito critico assopito e coscienza fortemente manipolabile.

Così quando abbiamo il cervello in standby ci vengono sparati infiniti stimoli accuratamente selezionati. Il palinsesto, come le notizie diffuse, sono ovviamente una scelta strategica, basata principalmente su opportunismo politico, dati statistici ed economici. Un modo per tenere occupate le masse, per veicolare messaggi e mode. I cartoon, per esempio, o i programmi educativi sono stati ridotti notevolmente, lasciando spazio a tronisti e litigate spettacolari di vallette e modelli. Mero intrattenimento, che però ha strabordato dal suo contenitore. Irreale sempre più diffuso ed amplificato, rintracciabile anche nel fenomeno delle app per incontri o dei social, con conseguente inaridimento dei rapporti interpersonali dal vivo.

Aldo Grasso, giornalista e critico televisivo, considera che ci stiamo sempre più impoverendo di contenuti, non solo per le scelte politiche, che indirizzano e censurano giornali e televisione, ma anche per una non-concorrenza reale tra le diverse emittenti, con un rimescolamento degli stessi volti. Basti pensare ad alcuni illustri personaggi appartenenti della loggia massonica P2, alle partecipazioni societarie delle reti televisive e alla compenetrazione con le cariche politiche, in Italia e all’estero.

E’, come si dice da tempo, l’informazione senza informazioni. Così tra i saldi, la raccolta dei broccoli, i vestiti delle subrette, la serie televisiva che riscuote successo o il riassunto del reality show, si rintracciano poche laconiche parole su quanto accada nella realtà.

Certo, non tutti desiderano essere tempestati da notizie economico-politiche o sociali, c’è infatti una forte domanda di leggerezza ed evasione. Anche per questo, la televisione di oggi è in buona parte terreno fertile per le numerose televendite e ludopatie come il casinò, il poker, le scommesse, le slot machine virtuali e via dicendo. Nondimeno, non mancano interi spazi televisivi dedicati a maghi, cartomanti, lottologi, sensitivi e cialtroni vari che chiedono importi considerevoli per i loro speciali consulti. Il tentativo di regolamentazione  (codice del consumo, T.U. servizi media audiovisivi e radiofonici, codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e codice di autoregolamentazione delle televendite di astrologia cartomanzia e pronostici), sembra alquanto vano considerando anche che in Italia indovini e veggenti già solo con le trasmissioni tv smuovono un giro d’affari di oltre 6 miliardi di euro l’anno (fonte: Huffington Post).

La forza di promozione e legittimazione, che la TV è in grado di esercitare, è indubbia e abbondantemente cavalcata negli ambiti della pubblicità e del dibattito politico: ciò che si vede/sente in tv è più valido, più interessante, più vero. Un truman show sempre più agghiacciante.

Da apparecchio moderno e rivoluzionario è divenuto contenitore del nulla, con l’incredibile capacità di risucchiare ed appiattire. Una scatola di comando piazzata quasi ovunque. Un buco nero che probabilmente merita sempre meno la sua sopravvivenza.

Un giro di migliaia e migliaia di euro quotidiani, tra favori, messaggi più o meno diretti e parole non dette. Uno strumento di comunicazione facilmente manipolabile e contenibile. In contrasto vi è la crescita esponenziale di internet, aperto e transnazionale. Il cybernetico supera il tubo catodico, ma forse di un paio di curve.

Se è vero che la rete permette di interagire con l’altra parte del mondo, lasciando al singolo individuo la possibilità di reperire quante nozioni voglia (o quasi), è anche vero che di fondo ci sono interessi imprenditoriali che ne hanno consentito lo sviluppo. Internet scavalca, almeno parzialmente, il muro di censure politiche e geografiche, permette di cercare attivamente. Consente un minimo di capacità di discernimento.

La possibilità di optare per una scelta libera è forse la caratteristica più apprezzata di internet.

Il pioniere della realtà virtuale, Jaron Lanier è uno dei visionari delle nuove tecnologie, inserito dal Time tra i primi cento pensatori influenti del nostro tempo. Informatico, compositore e saggista statunitense, critica la piega presa dalla rete in questi anni: soprattutto si concentra sulla passività indotta negli utenti, da tutti quei servizi che tendono ad ingabbiare in modalità costituite da altri e poco duttili per i nostri potenziali ed attività. Da sempre sostiene l’importanza che le tecnologie restino al servizio della creatività e dell’inventiva umana, piuttosto che sostituirle. Emerge, la triste consapevolezza che anche dietro le virtù democratiche di Internet, i colossi che controllano i server centrali traggono immensi profitti, è sempre un business che si collega a molti altri.

Che fare, dunque? Aprire i propri orizzonti, mettersi in discussione senza adagiarsi sul piatto comodamente servito. Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte (Karl Popper).

Lara Farinon

Curiosa e dinamica Viaggiatrice nel mondo e nei libri, in un’inarrestabile ricerca per scoprire ed apprendere. Background giuridico; impertinenza di una mente libera, tante domande e qualche riflessione. "..Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così..."