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Associazione Papa Giovanni XXIII, un’esperienza di umanità

di Riccardo Tessari

La sua storia è una storia fatta di incontri che l’hanno formato come educatore, come animatore e responsabile di una comunità e come amministratore o, meglio, politico. E’ Giorgio Malaspina, responsabile dell’Associazione Papa Giovanni XXIII a Verona ed ex sindaco di San Pietro di Morubio. Il modello fortemente impregnato di cristianesimo sociale e di attenzione alla persona che ha sviluppato nella sua attività amministrativa deriva da un approccio ben chiaro alle iniziative di cui si fa promotore. Un approccio umano che trasuda anche dalle parole che ci ha regalato e dall’invito finale che rivolge a ciascuno di noi. Un piccolo contributo per una grande battaglia di umanità.

Bene Giorgio, partiamo dalle origini: da cosa nasce il carisma dell’Associazione Papa Giovanni XIII e qual è il suo primo scopo?

Il carisma dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII nasce dall’intuizione del suo fondatore don Oreste Benzi di cui quest’anno ricorre il decennale della sua nascita al cielo e probabilmente avrà termine la causa in corso di beatificazione . Coloro che ne fanno parte si impegnano a seguire Gesù Povero e Servo condividendo la vita degli ultimi e rimuovendo le cause che generano l’ingiustizia. Gli ultimi sono coloro che vengono posti ai margini della società o, per dire come Papa Francesco,  le vittime della cultura dello scarto: carcerati, tossicodipendenti, minori abbandonati, malati di mente, disabili, prostitute, ecc..

Quali sono i fattori che oggi, più di ogni altra cosa alimentano lo sfruttamento del corpo?

Oggi il corpo è trattato come una qualsiasi merce soggetta alla mentalità consumistica dell’usa e getta. Tale mentalità rappresenta l’humus su cui trova fondamento il grave fenomeno della tratta delle persone ai fini dello sfruttamento sessuale, piuttosto che del lavoro o del commercio degli organi. A questo si aggiunge, soprattutto per quanto riguarda il problema della prostituzione, la responsabilità  dei mezzi di comunicazione grazie ai quali, sempre di più, si è affermata l’immagine della donna velina.

Secondo te, quanto incide la questione educativa e il fatto che le modalità di relazione e affettività sono profondamente cambiate in fenomeni gravi come la prostituzione? 

Incide parecchio. Oggi sembra  che si preferisca acquistare una donna piuttosto che conquistarla. Ci si ferma all’atto sessuale e si rinuncia, perché spesso non capaci, a percorrere con una donna  la via della  relazione all’interno della quale anche la sessualità trova un profondo e vero significato. C’è una generale incapacità a creare e curare relazioni soprattutto tra i giovani.

Voi state promuovendo un’iniziativa legislativa che avete chiamato: “Questo è il mio corpo”. Perchè questo nome e cosa si propone?

Si tratta di una campagna che si propone di sollecitare il Parlamento ad approvare una legge in materia di prostituzione che contrasti la domanda. In pratica, come succede in Svezia, Norvegia, Finlandia e recentemente anche in Francia, si tratta di introdurre la punibilità del cliente. In Svezia chi acquista prestazioni sessuali a pagamento commette un reato. Questo sarebbe l’unico modo efficace  per combattere un problema che coinvolge solo in Italia tra le 75.000 e 120.000 donne, spesso adolescenti, costrette con l’inganno e la violenza a prostituirsi. Si tratta di donne sottoposte alla violenza delle reti criminali e alla violenza dei clienti. Sono oramai 25 anni che i nostri volontari ogni settimana incontrano sulle strade queste donne e ogni settimana raccogliamo i loro racconti che sono sempre intrisi di violenza da parte degli sfruttatori e degli stessi clienti. Credetemi, non è il mestiere più vecchio del mondo, ma la forma più antica  di sfruttamento della donna. “Questo è il mio corpo” è accompagnato dall’immagine di una piccola bambola tenuta  stretta in una mano, per sottolineare che si tratta di un corpo imprigionato.

State raccogliendo adesioni attorno ad essa? Chi sono i vostri avversari in questa battaglia?

La campagna partita in sordina giorno dopo giorno registra adesioni (vedi sito www.questoeilmiocorpo.org)  sia in termini di associazioni e movimenti che in termini di singoli cittadini, sia all’interno del mondo cattolico sia al di fuori. E’ interessante infatti registrare una convergenza anche di una buona fetta del mondo femminista che vede nell’abolizione della prostituzione una battaglia verso la piena parità di genere. Infatti chi ci ostacola lo fa pensando che la prostituzione sia una battaglia di libertà, noi invece siamo fermamente convinti che essa sia una vera e propria forma di violenza nei confronti della donna. Non ci sarà mai una vera e propria uguaglianza tra uomo e donna fino a che  esisterà la prostituzione.

La visione cristiana di uomo e, in particolare, la denuncia di Papa Francesco contro la cultura dello scarto c’entrano qualcosa con questa iniziativa?

Sicuramente. La battaglia da noi promossa parte da un assoluto: ogni persona in quanto tale ha una dignità che non può essere negata e calpestata. La tratta delle persone in genere e quella delle donne costrette alla prostituzione nega la dignità delle stesse perché le priva della libertà e le costringe ad una vita che non vogliono. Come diceva don Benzi nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno o qualcosa che la fa diventare. In questo senso siamo in piena sintonia con Papa Francesco che, parlando della dominante cultura dello scarto, dice che va riconosciuta e rispettata “una dignità di ogni uomo e donna, insopprimibile, indisponibile a qualsiasi potere o ideologia”.

Cosa possiamo fare noi comuni cittadini per supportarvi in questa battaglia di umanità?

Potete fare molto. Innanzitutto va ribaltata la mentalità comune che vede nella riapertura delle case chiuse la soluzione per risolvere il problema della prostituzione coatta. Niente di più falso. Andate a vedere quello che sta succedendo nei paesi dove è stata legalizzata. Il problema non è stato risolto, anzi è aumentato. Tutte le informazioni le potete trovare nel sito della campagna www.questoeilmiocorpo.org. Nello stesso sito potete firmare una petizione on line, sono oltre 25.000 ad oggi le firme, ma dobbiamo superare le 100.000. Diffondete la campagna anche attraverso Facebook. Se conoscete qualche parlamentare, sensibilizzatelo all’argomento affinché il Parlamento approvi quanto prima una legge che colpisca la domanda. Ricordatevi quanto diceva Martin Luther King : “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”. E’ ora che gli onesti facciano sentire la loro voce.

Riccardo Tessari

Figlio fiero della Bassa Veronese. Laureato in Economia e Commercio e appassionato ai temi riguardanti Business Ethics e Dottrina Sociale. Lavoro nel settore della sostenibilità ambientale e della cooperazione energetica. Sono arrivato alla politica leggendo una biografia di De Gasperi, quindi ho sempre avuto grandi pretese, spesso tradite dalla cruda realtà. Non smetto però di appassionarmi di fronte a storie ed esperienze di politica.