Intervista al sen. Bertacco: “Con il Cirinnà si è persa un’occasione”

di Riccardo Tessari

Abbiamo parlato molto in queste settimane del ddl Cirinnà. Dei tempi, dei modi e dei contenuti che l’hanno caratterizzato. In occasione della lezione della Sfisp di Sabato 13 febbraio, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare un veronese che ha assistito e partecipato in prima persona al dibattito avvenuto in questi giorni, il sen. Stefano Bertacco. Ecco alcune sue opinioni in merito:

Senatore Bertacco, che clima si respira in questi giorni al Senato durante il dibattito sul ddl Cirinnà?

Il clima purtroppo non è dei più sereni,  si respira, per semplificare, la classica area da derby dove i punti di mediazione sembrano essere impossibili.

Ci sono state forzature sui tempi e sulle procedure che hanno impedito un confronto serio e costruttivo sulla legge? Mi riferisco in modo particolare al fatto che il testo in esame non sia passato neppure dalla commissione.

Forzature dal partito di maggioranza sul percorso della legge in aula ce ne sono state parecchie. Il testo che è giunto in aula senza relatore non è quello discusso in Commissione Giustizia. Ciò costituisce una palese violazione dell’articolo 72 della Costituzione. Il testo che è passato in commissione riportava espliciti rimandi agli articoli 143, 144, 147 del codice civile che sono alla base dell’articolo 29 della Costituzione.

 Qual è stato il reale ruolo del Governo in questa discussione? 

Ufficialmente nessuno essendo un disegno di legge di iniziativa parlamentare. In verità Palazzo Chigi ne ha orchestrato i modi e i tempi.

 Quali sono i punti della legge che più generano in lei perplessità?

Nel nuovo testo, è vero, non c’è il nome «matrimonio», ma c’è la sostanza. Prendiamo ad esempio i 3 principali articoli del Codice Civile che si leggono durante le nozze e li ritroviamo esattamente anche nel Ddl Cirinnà.

L’articolo 143 è infatti parafrasato dal comma 1 dell’articolo 3 del testo di legge, il quale dice che «Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri». Ebbene, l’articolo 143 del Codice Civile dice che «Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri».

Al comma 2, sempre dell’articolo 143 del Codice, si dice che «Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione» e l’articolo 3 del disegno di legge Cirinnà dice che: «dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione».

Il comma 3 dell’articolo 143, infine, recita: «Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia» e il disegno di legge sotto il nostro esame, all’articolo 3, comma 1, prevede che «Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni».

Durante la celebrazione del matrimonio si legge poi l’articolo 144, secondo cui: «I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa»; il comma 2, dell’articolo 3 del disegno di legge stabilisce la medesima formulazione.

Vado avanti: all’articolo 3 del disegno di legge al nostro esame, il comma 3 dice che «All’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni» di varie sezioni del titolo VI del Codice Civile. Il titolo VI è intitolato: «Del matrimonio».

Se per caso fosse sfuggito qualcosa, il comma 4 dice che tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge» e «coniugi» si applicano anche alle unioni civili. E allora se questo non riguarda l’articolo 29, cosa lo riguarda?

Ma non c’è proprio nulla che lo distingua dal matrimonio?

A dire il vero una diversità c’è: non sono previste le pubblicazioni. Le pubblicazioni sono una garanzia, sono una sorta di peso sulla coppia che si vuole sposare, perché se qualcuno ha qualcosa da dire possa parlare o tacere per sempre. Nelle unioni civili non ci sono le pubblicazioni e questa è un’agevolazione rispetto al matrimonio.

E per quanto riguarda la stepchild adoption?

Questa è la ciliegina sulla torta. Mancava infatti uno dei tre articoli del Codice Civile che si legano al matrimonio, l’articolo 147, relativo ai doveri verso i figli. Esso lo troviamo all’articolo 5 del Cirinnà, con la famosa «adozione del figliastro”, che vuol dire imporre ad un bambino due padri o due madri, aprendo di fatto alla pratica per me aberrante dell’utero in affitto. Per questa maggioranza basta dunque cambiare il nome alle cose, una presa in giro bella e buona.

Come hanno influito le varie prese di posizione che si sono succedute in queste settimane al di fuori delle aule parlamentari sulla discussione?

Quando il popolo manifesta, chi ha il dovere di legiferare dovrebbe essere molto attento alle sensibilità di tutti. Purtroppo in questo disegno di legge vedo soprattutto una battaglia ideologica e scarsa attenzione alle persone e al tema che stiamo trattando.

Cosa ne pensa dello scontro avvenuto tra il governo e la Cei sulla richiesta di voto segreto legato a certi punti della legge?

Ho apprezzato in passato molte delle posizioni della Cei, tuttavia devo dire che l’uscita di Bagnasco sul voto segreto mi è sembrata un’invasione di campo fuori luogo.

Quali saranno le conseguenze che questa legge porterà una volta approvata in maniera integrale?

La prima conseguenza sarà conferire armi ancora più potenti per la guerra contro la famiglia, così come intesa dalla nostra Costituzione. Guerra iniziata durante le contestazioni del ’68 e ciclicamente riproposta con l’obiettivo di rendere la nostra società  più disgregata e impoverita del vero valore della vita.

Cosa si sentirebbe di dire ai suoi colleghi senatori?

Peccato, perchè si è persa un’occasione vera per parlare e legiferare sui diritti civili delle persone omosessuali,  come ci è stato richiesto dalla Corte europea per i diritti dell’uomo.