Intervista all’avv. Cerrelli sul tema famiglia

di Diego Marchiori

Nei giorni 28-29 gennaio 2016 ad Isola della Scala e Povegliano Veronese si sono tenute due conferenze sulle unioni civili, con relatore Giancarlo Cerrelli, avvocato cassazionista e canonista, già vice-Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani e promotore del comitato “sì alla famiglia”, nonché membro del movimento Alleanza Cattolica. L’abbiamo raggiunto per una breve intervista.

Avv. Cerrelli, il Senato si appresta a votare il disegno di legge Cirinnà: ci può spiegare in breve di cosa si tratta, e quali i suoi punti cruciali?

Per la costituzione di un’unione civile sarà necessaria la celebrazione di un rito davanti all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni e si renderà una promessa di impegno, così come nel matrimonio. Deriverà l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, come nel matrimonio. I “civiluniti”, altresì, potranno stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi; avranno il diritto alla pensione di reversibilità del partner, godranno del medesimo regime patrimoniale e successorio che il codice civile riconosce ai coniugi e, come se ciò non bastasse, il disegno di legge stabilisce che tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi», in qualsiasi disposizione legislativa ricorrano, si applicheranno anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. L’equiparazione, però, tra unioni civili e matrimonio non solo è inopportuna e ingiusta, ma è, anche dannosa, poiché la creazione giuridica di nuovi modelli “familiari” apre la strada a una ridefinizione del concetto di famiglia, che depotenzia la vera famiglia: tante famiglie, nessuna famiglia. La norma, tuttavia, più controversa e inaccettabile del disegno di legge è quella che prevede la cd. stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio naturale, o adottivo del partner omosessuale, un vero e proprio abominio.

Sabato 30 gennaio due milioni di persone hanno riempito il Circo Massimo, riunite dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli e molte associazioni, di diverse confessioni e sensibilità, tra cui anche l’Associazione Genitori con figli omosessuali – AGAPO. Quali crede possano essere gli effetti immediati di una tale mobilitazione sul piano politico?

Constatiamo che esiste un popolo della famiglia. Ritengo, tuttavia, che l’attuale governo voglia sfidare questo popolo. Credo, infatti, che il Parlamento, con l’avallo del Governo, approverà il disegno di legge sulle unioni civili, però trascurando di considerare le possibili conseguenze future che ne potranno derivare.

Nel caso in cui il ddl Cirinnà diventasse definitivamente legge, quindi dopo l’approvazione alla Camera e la firma del Presidente della Repubblica, risulterebbero vane le proteste del popolo del Family Day, oppure ritiene ci siano ulteriori iniziative da intraprendere, ad esempio sul piano costituzionale e/o referendario?

Se dovesse essere approvato il disegno di legge sulle unioni civili sarà possibile proporre un referendum abrogativo di tutta o di alcune parti delle futura legge, ma non sarà cosa facile. Ricordiamo che la legge comincerà a creare costume. È importante, in ogni caso, continuare a sensibilizzare il corpo sociale, perché soltanto da una piena consapevolezza del popolo italiano di ciò che sta accadendo sarà possibile una sua reazione.

Oltre cinquecento tra giuristi, costituzionalisti, avvocati e notai, hanno sottoscritto l’appello lanciato dal Centro Studi Rosario Livatino per bloccare il ddl Cirinnà. Altrettanti hanno invece sottoscritto l’appello, di segno opposto, di Articolo29. Ed anche nel mondo politico, quindi legislativo, ci sono due visioni antropologiche che sembrano ormai inconciliabili. Siamo alla fine di una grammatica etica comune sulla quale si fonda la convivenza civile?

Sembrerebbe di sì, ma non dobbiamo scoraggiarci; la storia la scrivono gli uomini e le donne e il popolo del Family day può cambiare la storia italiana. L’Italia non solo non deve considerarsi fanalino di coda dell’Europa riguardo alle questioni etiche, ma il nostro Paese – una volta culla della cultura giuridica – può divenire faro per l’Europa a favore di un’antropologia che sia rispettosa dell’umano.


Il ddl Cirinnà può essere paragonabile, sul piano degli effetti socio-culturali, alle leggi su divorzio e aborto. Secondo lei, quali sono le azioni conseguenti necessarie della comunità cattolica rispetto a tale disegno di legge, ed alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa?

La comunità cattolica dovrebbe, alla luce della fede e della dottrina sociale della Chiesa, attuare un’opera missionaria orientata a una formazione che aiuti ogni membro della comunità a comprendere lo sconvolgimento antropologico in atto. C’è bisogno di missionari del buon senso che propizino una reazione del corpo sociale, anche sul piano politico, nei confronti della decostruzione antropologica in corso.

Infine: l’Italia è fanalino di coda dei Paesi moderni o un faro di civiltà per il mondo intero?

Come ho già detto, non bisogna avvertire alcun complesso d’inferiorità nei confronti dei Paesi europei che hanno già approvato leggi libertarie; dobbiamo, al contrario, essere orgogliosi della nostra tradizione culturale e giuridica, divenendo, così, faro per le altre nazioni europee di un’antropologia, finalmente rispettosa delle ragioni dell’umano, per la costruzione di una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.