Letture da Family Day: “Gender questo sconosciuto” di Aldo Vitale

di Mattia Fusina

«Le piazze ci hanno detto che il nostro Paese si aspetta una legge che non deluda le aspettative»: così la Presidente della Camera Laura Boldrini, con la consueta e impeccabile imparzialità richiesta dal suo incarico istituzionale, ha esortato all’indomani delle manifestazioni organizzate in una novantina di piazze italiane dalle organizzazioni LGBT a sostegno del DdL “Cirinnà”.

Non voglio qui soffermarmi sulla guerra dei numeri, faccio solo notare en passant che difficilmente si possono spacciare meno di cento piazze mezze piene per un grido che prorompe dall’intero Paese, specie se si paragonano alle piazze ben più numerose ed affollate riempite in questi anni dalle Sentinelle in Piedi nonché al successo della manifestazione dello scorso 20 giugno scorso e alla folla festante che ha riempito il Circo Massimo nel Family Day del 30 gennaio.

Di fronte agli inganni deliberati dei fautori del relativismo etico e dei propagandisti dell’ideologia gender che marciano al motto love is love, tanto irragionevole quanto sentimentalistico, coloro che vogliono ribadire, citando Chesterton, “che le foglie sono verdi d’estate” devono armarsi di pazienza e buone argomentazioni per non rischiare di soccombere alla melassa mainstream del pensiero dominante.
Per questo mi sento di suggerire a tutti la lettura di un agile libro scritto da Aldo Vitale, Gender questo sconosciuto, pubblicato recentemente per le Edizioni Fede&Cultura.

In trenta capitoli l’autore affronta tutti gli argomenti attualmente più scottanti, dall’omosessualità all’amore tra utopia e diritto, dalla famiglia al figlio come preteso oggetto del desiderio, dal gender come ideologia alle sue distorsioni etiche e giuridiche.

In un momento in cui molti, anche all’interno della Chiesa, pensano al compromesso accusando come sterile lo scontro in atto e additando come difensori dei valori tradizionali coloro che si oppongono agli stravolgimenti antropologici che vorrebbero essere imposti violentemente a tutti dalla cultura individualista ed edonistica, Aldo Vitale ci ricorda che la vera posta in gioco è il corretto uso della ragione.

Non si tratta di un puerile battibecco fra chi vuole veder riconosciuti i propri diritti e chi questi diritti li vuole tenere solo per sé ma del riconoscimento della naturalità della famiglia in quanto parte costitutiva dell’essere umano, attinente quindi al suo piano ontologico.

La famiglia non è una costruzione culturale modificabile, perché ci fonda come soggetti definiti, nati da un uomo e da una donna e appartenenti inscindibilmente alla polarità tra maschile e femminile, insegnandoci perciò che siamo radicalmente dipendenti e chiamati alla relazionalità: tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, e poi nella società e con il coniuge nel succedersi delle generazioni. Per questi motivi la giuridicità della famiglia può essere solo riconosciuta e non concessa o stravolta a piacimento dal potente di turno.

Negare ciò significa accedere ad una prospettiva ideologica e antiumana che non potrà (e, purtroppo, già adesso non può) fare a meno di manifestarsi attraverso l’orrore di una umanità resa oggetto di desideri e diritti, schiacciata dalla volontà di chi ha il potere di imporsi con il denaro e la legge del mercato. Il forte sul debole, il ricco sul povero, l’adulto sul bambino.

Allora, difendere quelli che taluni, in tono dispregiativo, definiscono “diritti tradizionali” fraintendendone in toto l’origine, non è far altro che riconoscere l’evidenza della natura umana ed agire di conseguenza, anche sul piano pubblico, politico e legislativo, per evitare di arrivare anche in Italia alle storture dell’omogenitorialità e dell’utero in affitto, con il figlio scambiato per oggetto del desiderio e la donna sfruttata come incubatrice; un vortice che avrebbe come esito la distruzione totale dell’identità personale e provocherebbe danni enormi al tessuto sociale.

Aldo Vitale ha scritto un libro denso, suddiviso in brevi capitoli che sintetizzano efficacemente le questioni più spinose con abbondanti e pertinenti richiami ai pensatori che possono contribuire maggiormente all’approfondimento della questione: da Karl Marx e Judith Butler al prof. Francesco D’Agostino e Benedetto XVI.

Certo è una lettura esigente, richiede la disponibilità a concedere un po’ di fatica e di tempo per pensare e riflettere su tematiche complesse ma fondamentali per il futuro di tutti noi.

Un libro da Family Day, dunque, perché, che si sia andati o meno a Roma, la vera sfida per tutti è cominciata il 31 gennaio ed è quella di portare le ragioni della piazza nella vita quotidiana e nei rapporti personali per far crescere sempre di più una cultura autenticamente umana.