Una giornata in famiglia

di Giuliano Guzzo

Credo sia fondamentale, per comprendere pienamente la grandezza di quanto accaduto nella Capitale, al Circo Massimo, lo scorso 30 gennaio 2016, ricordare anzitutto alcuni dati di fatto. Il primo: si è trattato di una manifestazione nata a tutti gli effetti da basso. Nessun partito, nessuna sigla sindacale e neppure la stessa Conferenza episcopale italiana – che pure, con il cardinal Angelo Bagnasco, ha spero parole di apprezzamento per l’iniziativa, anche se solo dopo che questa era già stata decisa – c’era infatti dietro a quell’evento; da questo punto di vista il Family Day 2016 è stato, ben più che quello del 2007, che pure fu un grande successo al punto da affossare non solo l’allora disegno di legge sui Dico – che, a confronto delle unioni civili, erano davvero poca cosa – ma lo stesso Governo Prodi, una grande festa di popolo. Secondo: il successo del Circo Massimo, senza il cui prodigioso lavoro del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, presieduto dal prof. Gandolfini non sarebbe stato possibile, è stato qualcosa di miracoloso anche per le tempistiche strettissime – poche settimane – di organizzazione: basti dire che, fino a pochi giorni prima, l’indicazione era che la manifestazione si sarebbe dovuta tenere sempre a Roma ma a Piazza San Giovanni. Terzo: il Family Day 2016, proprio perché nato dal basso e con grande fretta, non ha potuto prevedere alcuna forma di agevolazione o contributo per tutte le centinaia di migliaia di partecipanti i quali, nonostante la crisi e la fatica degli spostamenti (in moltissimi sono arrivati dalle Isole, e diverse decine di persone pure dall’estero, con l’aereo), si sono riversati al Circo Massimo affollandolo come non mai. Da questo punto di vista, discutere di stime sui partecipanti conta fino ad un certo punto: chi c’era – ed io c’ero – può assicurare che la partecipazione è stata immensa, tanto è vero che a molti critici non è rimasto che presentare foto scattate o all’inizio dell’evento – quando moltissimi erano ancora in arrivo – oppure inquadrando a piccola area in fondo al Circo che però non poteva essere piena di persone per il semplice fatto che era transennata. Detto questo, a rendere spettacolare quell’evento, a mio avviso, sono state due cose. La prima è stato il messaggio gridato con forza dalla folla, ben più ampio di un semplice – ancorché nettissimo – “no” alle unioni civili e all’utero in affitto. Il popolo del Family Day 2016 ha voluto infatti urlare con forza anche un “sì”: sì alla famiglia, sì alla bellezza del matrimonio ma soprattutto sì – senza condizioni – al diritto dei figli ad avere un padre ed una madre. Un messaggio quindi controcorrente e, tocca annotare, lontano da una politica, specialmente quella parlamentare, sempre più incline ai compromessi anche sui grandi temi come questi. Il secondo ed ultimo ingrediente che ha resto speciale quel giorno è stato il calore e la gioia che dal Circo Massimo si innalzavano verso Roma e verso l’Italia. Ho salutato molti amici vedendo numerosissime famiglie – molte con i nonni, altre con le mamme che allattavano i propri figli – senza assistere mai neppure alla minima forma di tensione o violenza. Penso che anche questo, insieme al resto, faccia del Family Day 2016 un evento destinato a passare alla storia del nostro Paese.